
La
socialità dell’essere umano lo spinge, sia per esigenza che
per desiderio, a viaggiare, ed il ricevere ospitalità è il
suo “stato di necessità”.
E’ in virtù del loro carisma che gli Istituti Religiosi sono
impegnati, fra l’altro, al dovere di offrire ospitalità. Con
le Case di Accoglienza, essi vogliono onorare questo impegno.
San Giovanni De Matha, Fondatore dell' Ordine dei Trinitari, lasciò
ai suoi religiosi una Regola di Vita, impostata e scritta con il preciso
scopo di realizzare un progetto umanitario di solidarietà cristiana.
Questo progetto si articolava in due ambiti di carità concreta: liberare
i prigionieri delle “guerre sante” ed offrire ospitalità
ai “poveri”, a coloro cioè che si trovavano nella necessità
di venire accolti. Tutto l’impianto della Regola rivela il Trinitario
come itinerante che faceva l’incessante esperienza del disagio e del
pericolo dei viaggi; cosicché era particolarmente sensibile all’ospitalità
da offrire e da ricevere.
L’ospite, era ed è il soggetto principale della Casa di Accoglienza.
Egli viene informato, nel momento stesso in cui gli si apre la porta, sul
tipo dei servizi che gli sono riservati; è invitato, in qualche modo,
a “far parte della Casa” con esperienza di mutuo influsso tra
chi ospita e chi è ospitato. Si trova dunque ad essere, anche se
solo per un breve o brevissimo periodo di tempo, protagonista, in un ambiente
sobrio e familiare.
Sarà cura di chi ospita non far sentire l’ospite estraneo alla
Casa.
Le immagini proposte e il tipo di comunicazione sono mezzi ottimali per
creare e proporre un ambiente di famiglia.
La parola “Casa”, già di per sé,comporta l’idea
di una gradevole tranquillità ed il piacere di goderla insieme. L’ospite
va, quindi, “rassicurato”, messo nella libertà di muoversi
e di agire.
Proprio per questo la disponibilità ai dialogo, diventa la base del
concetto di ospitalità.
Il supporto visivo che presenti con opportuna iconografia il messaggio dell’Ordine,
nelle Case di accoglienza, formerà motivo di richiamo, volto da un
lato a soddisfare la legittima curiosità, dall’altro a “presentare”
lo specifico servizio di ospitalità.
Oltre al semplice dialogo ed al messaggio visuale, sarà tenuto in
grande considerazione, da parte dell’addetto all’accoglienza,
uno spontaneo linguaggio integrale atto a favorire un sistematico atteggiamento
dialogico con l’ospite.
Le Case di accoglienza operano nel contesto di messaggi da inviare e da
ricevere tramite comunicazioni sia verbali che non verbali.
L’offerta di un ambiente familiare ripropone le quattro note zone
di interazione: intima, personale, sociale e pubblica.
L’arredo diventa corredo attraverso le immagini; l’iconografia
introduce alla conoscenza reciproca e facilita la convivenza all’interno
delle Case di accoglienza; le immagini e le iconografie facilitano la comunicazione
verbale attraverso la stabile disponibilità all’ascolto e attraverso
l’offerta di incontri sull’ospitalità secondo il carisma.
Allo scopo vengono attivate opportune iniziative e di esse l’ospite
viene informato in modo sistematico od occasionale a seconda dei casi.
L’ospite tornerà nella sua sede naturale, dopo aver fatto l’esperienza
di “stare a casa fuori di casa”.
Si porterà dietro il piacere dell'interscambio di messaggi e la gioia
di una accoglienza di famiglia.
Si porterà dietro il desiderio di ripetere l’esperienza.
Gianni Sensi
