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I monaci Benedettini non rimasero chiusi nei loro monasteri, ma si dedicarono attivamente alla diffusione del messaggio cristiano e, anche con il sostegno di papa Gregorio Magno (590-604), si diffusero prima in Italia e poi al di là delle Alpi. Di particolare importanza fu l’opera di evangelizzazione svolta nelle aree britanniche e germaniche nel VII e VIII secolo, grazie all’ospitalità dei monasteri colombaniani fondati da San Colombano specie quello di Bobbio che li ospitò a partire dal 643, dopo la distruzione di Montecassino e la persecuzione da parte dei Longobardi.

Molto conosciuto è il ruolo che svolsero in campo culturale: per quanto la regola benedettina non imponga direttamente e in modo coercitivo ore dedicate allo studio, ne accenna l’importanza. Da qui iniziò il processo di produzione di manoscritti, che sarebbe diventato in qualche modo precipuo durante il corso del medioevo. Alla produzione di codici di argomento religioso affiancarono il paziente lavoro di copiatura di testi antichi, anche scientifici e letterari. Tra l’altro il loro elevato livello culturale e la loro capillare diffusione sul territorio indusse Carlo Magno ad affidare proprio ai benedettini il compito di organizzare un sistema regolare di istruzione.
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Il gioiello più luminoso sta nascosto sotto il pavimento della Cattedrale, nella Cripta. Qui nel silenzio e nell’ombra sono custoditi gli affreschi mirabili che diversi pittori dipinsero dal 1104 al 1250. L’intera Cripta è affrescata ed è come vedere un concentrato di storia della pittura dalla maniera bizantina a Giotto. Poco più avanti è il Palazzo di Bonifacio VIII, un bell’esempio di palazzo nobile del XIII secolo, dove si consumò nel 1303 la vicenda dello “schiaffò” subito dal pontefice da parte dei congiurati in rivolta, guidati da Sciarra Colonna.
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San Benedetto

San Benedetto

San Benedetto nella Regola menziona gli ambienti ed i ruoli chiave dell’organizzazione monastica con grande esattezza: l’oratorio, il dormitorio, il refettorio, la cucina, i magazzini, l’infermeria, il noviziato, gli ambienti per gli ospiti e indirettamente, il capitolo, l’abate, il priore, il cellario, l’infermiere ecc.

L’ampiezza delle comunità monastiche variavano enormemente in funzione della ricchezza e del prestigio: alcune erano piccolissime, altre (poche) potevano accogliere anche 900 monaci. In media però ne riunivano da 10 a 50 perché l’Abate doveva conoscere e seguire i suoi monaci e guidarli come un padre spirituale.
Solitamente costruito vicino ad un corso d’acqua, l’intero complesso monastico era orientato in modo che l’acqua poteva essere convogliata verso le fontane e la cucina prima di raggiungere la lavanderia ed i bagni.
Le origini della struttura del tipico monastero rimangono oscure. Probabilmente i monaci si rifecero in parte alle ville romane, edifici a loro familiari e costruite su uno schema unico in tutto l’Impero. D’altra parte i monaci, quando potevano, stabilivano le loro comunità in edifici preesistenti, spesso proprio delle ville di origine romana che poi adattavano alle loro esigenze. A volte occupavano anche edifici precedentemente dedicati a culti pagani.
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Cultura, ambiente e tradizione, camminano fianco a fianco nei lepini. Nel cuore dell’Italia centrale , a metà strada tra l’Appennino e il mare, i ritmi calmi che caratterizzano la vita del comprensorio, convivono senza screzi con i frutti della modernità. Siamo a Cori.

La parola Lepini, che individua la catena montuosa, deriva dal latino lapis cioè pietra. Tale catena fa parte dei rilievi calcarei del Lazio e si estende dai colli albani ai monti Musoni.
Il comprensorio è comunemente considerato parte del pre-appennino ma, dal punto di vista geologico, si collega direttamente alla catena appenninica.
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Dicono con orgoglio gli anagnini che la loro città ha il più bel centro storico del Lazio meridionale, il meglio conservato il meno contaminato. Tutto vero. Ma non abbastanza.
Chi arriva da fuori a visitare uno dei centri principali della Ciociaria, non si aspetta tanta meraviglia. Fatto sta che entrare ad Anagni è come prendere la macchina del tempo e scendere in pieno medioevo, quando la città divenne il crocicchio della vita Politica papale.

Anagni era la residenza dei Papi e ben 4 tra i più importanti pontefici medievali nacquero tra le sue mura: Innocenzo III, Gregorio IX, Alessandro IV e il più celebre tra tutti, Bonifacio VIII. Non stupisce, dunque, tale concentrazione di edifici sacri e palazzi nobiliari che si allargano ai lati di via Vittorio Emanuele, la via principale che corre per tutto l’abitato.
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Loreto è una città posta su una ridente collina (l27m di altitudine) prospiciente il Mare Adriatico, a sud di Ancona e della Riviera del Conero. Il suo territorio si estende tra le valli dei fiumi Musone e Potenza, in Provincia di Ancona, per un’estensione di 17,7 kmq.

Vi prospera l’attività turistica, artigianale e industriale, legata prevalentemente all’oggettistica religiosa, in primo luogo alle corone del rosario, esportate in tutto il mondo. I vari alberghi e case d’accoglienza dispongono di circa duemila posti letto, ma nei momenti di punta ci si può avvalere della fitta rete alberghiera della vicinissima riviera adriatica, da Numana fino a Porto Civitanova, per oltre diecimila posti letto. Loreto usufruisce di un articolato casello autostradale proprio (A14), dell’aeroporto di Falconara Marittima (30 km) e del Porto di Ancona (25 km).
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Voluto dall’imperatore romano Claudio per rifornire la capitale dell’Impero, Fiumicino è stato il più
grande porto della romanità. Collegato all’aeroporto intercontinentale “Leonardo da Vinci”, oggi oltre ad essere un importante porto pescherecci e da diporto è scalo strategico per la partenza di traghetti per le isole Ponziane, Flegree e per la Sardegna.

In estate i passeggeri possono usufruire dei frequenti collegamenti con i porti di Arbatax e Golfo Aranci, effettuati con i mezzi veloci della Compagnia di Navigazione Tirrenia. Fiumicino è punto di partenza per visitare le suggestive località turistiche vicine: principalmente Fregene, con la sua splendida Pineta; gli scavi archeologici di Ostia Antica, con le antiche vestigia della città romana. Di notevole interesse il Museo delle Navi di Fiumicino con i resti di imbarcazioni di età romana.
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L’ invecchiamento della popolazione non può essere considerata una grande conquista dell’umanità, anche se è auspicabile che questa raggiunta longevità consista effettivamente in un guadagno di anni di vita attiva, degna di essere vissuta e non l’effimero risultato di una sorta di “accanimento terapeutico”. La qualità della vita deve essere considerata non meno importante della sua durata.

Il fatto che le persone oggi vivano più a lungo può comportare una serie di problemi sociali di difficile soluzione. Primo fra tutti quello delle pensioni: l’allungamento della vita media infatti si traduce in un incremento della spesa che lo Stato destina al sistema pensionistico, aggravato dal fatto che contemporaneamente si assiste ad un progressivo declino anche della popolazione attiva, data la diminuzione delle nascite.
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Voler affrontare oggi un discorso sulla libertà è voler confinarsi in un terreno minato, e non solo, è voler entrare in “guerra” con se stesso. E questo trova conferma nel fatto che la libertà è diventata per molti un “privilegio” e non un diritto, che neppure Dio nella sua magnanimità si è permesso di togliere agli uomini, ma che attualmente molti uomini tolgono ai suoi simili.

Come è ben saputo, la libertà nell’arco della storia è stata vista non solo come un atto di libero arbitrio legata alla coscienza degli uomini, ma anche come un fatto fisico legato alla corporeità, cioè ai legami di possesso, sia ad un popolo, una razza, un’etnia o classe sociale; e come tutto quello che ha questa complessità merita un approfondimento, anche la libertà ha guadagnato nei secoli un suo ambito di studio nelle più importanti scienze umane.
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A spasso tra i borghi dell’alta Ciociaria alla ricerca delle testimonianze di arte e storia.

È quasi impossibile, una vera impresa titanica, dar conto di tutte le ricchezze artistiche della Ciociaria. Queste terre, colonizzate dai Romani, poi amatissime dai papi medievali, sono capillarmente coperte di gioielli artistici: case private, palazzi nobiliari, chiese, abbazie, fontane. E, come usa in Italia, la terra dei piccoli comuni, ogni microscopico borgo ha il suo campanile, la sua chiesa, il suo palazzo.

Tanti, tantissimi, i tesori da ammirare, a partire dalle cittadine più grandi come Anagni con lo splendore del suo centro storico, per toccare le più piccine, come Acuto, delizioso con il suo castello con le torri cilindriche, e Piglio con la Rocca dei Colonna in restauro e la sublime casa Massimi Berucci.
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Si può ben dire che Fiuggi è un luogo baciato dagli dei. Qui le stagioni e il clima sono di una gentilezza che stupisce, in inverno il freddo è delicato, in estate non si conosce l’afa. Come se questo non bastasse, Fiuggi ha un’altra grande fortuna: le sue acque. Oligominerali, leggere, piacevoli al gusto, passano dal palato lasciando, una traccia di sapore benefico che scende verso i visceri apportando salute. Sono secoli che si conoscono le doti di quest’acqua che “rompe la pietra” come scriveva Michelangelo nel 1549.

Quel che prima era legato alla osservazione empirica, oggi è certificato dalla scienza: bere alla fonte questo liquido puro e trasparente, aiuta a “frantumare” e spezzare quei fastidiosi “sassolini” che si formano all’interno delle vie renali e degli ‘stessi reni. Le vene acquifere attraversano strati tufacei ora semipermeabili, ora permeabili; nel passaggio si depurano e si arricchiscono, divenendo quella particolare acqua oligominerale capace di aumentare la diuresi e “sciogliere” i calcoli renali.
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