Archivio per novembre, 2009

Stiamo respirando, in questi giorni, un’atmosfera minacciosa che agita l’economia e la politica del pianeta, dandoci l’impressione di una catastrofe mondiale, che non riguarda solo i mercati, gli imprenditori, la finanza, ma investe soprattutto i ceti meno ambienti, mettendo a rischio non i loro risparmi, ma il pane quotidiano.
Quella che più rischia di naufragare in questo frangente, è una delle la parti più nobili dell’uomo la fiducia , la cui mancanza fa nascere diffidenza e sospetto verso i propri simili, spingendo a sostituire l’illimitata fiducia con una sfiducia illimitata.

Non ci andava giù leggero il popolo di Roma. Quando poi c’era da fustigare i papi, papi che fino a meno d’un secolo prima avevano disertato la Città per la più conveniente Avignone, la “leggerezza” non veniva neanche contemplata. Eppure, al momento dell’elezione al soglio pontificio di un francescano ligure, Francesco Della Rovere, con il nome di Sisto IV, più di qualcuno aveva tirato un sospiro di sollievo e riposto le sue speranze in un uomo da molti considerato buono e morigerato.

La vera libertà religiosa non è la libertà dalla religione, ha affermato uno storico in risposta alla decisione della Corte Europea per i Diritti Umani di eliminare i crocifissi dalle aule delle scuole italiane. Martin Kugler, curatore del network per i diritti umani con sede a Vienna (Austria), ha offerto dodici tesi che svelano il pensiero errato della Corte, che ha deciso a favore di una madre atea che ha protestato per i crocifissi appesi nella scuola frequentata dai figli.. Kugler ha spiegato che “il diritto alla libertà religiosa può significare solo il suo esercizio – non la libertà dal confronto. Il significato di “libertà di religione non ha niente a che vedere con la creazione di una società ” libera dalla religione” . “Rimuovere a forza il simbolo della Croce è una violazione come lo sarebbe costringere gli atei ad appendere quel simbolo”. “Il muro bianco è anche una dichiarazione ideologica – in particolare se nei secoli prima non poteva essere vuoto. Uno stato “neutro rispetto ai valori” è una finzione, spesso usata a scopo di propaganda”.

Lo spreco è uno degli effetti più evidenti della società del consumo. E’, senza dubbio, uno degli effetti che ci invita, ci invoglia e ci incita a consumare (non solo prodotti) a fare continuamente esperienze nuove: dall’ultimo modello di telefonino ai prodotti alimentari dei più diversi.
E dunque spetta alla comunicazione, espressione delle organizzazioni private, pubbliche e sociali, nell’ottica di comportamenti sempre più sostenibili, educare clienti, cittadini, utenti (anche i servizi possono essere sprecati) ad un consumo ed una cittadinanza consapevole.
In entrambi i casi dunque, di consumo ma anche di spreco, la comunicazione, le relazioni pubbliche, l’informazione e, ovviamente, i professionisti che vi lavorano, giocano un ruolo molto delicato.
