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Archivio per dicembre, 2009

pace serenità

 

Il mio invito più sentito, che proviene dal profondo del cuore, è di stare in pace e serenità.. L’amore vince sempre sull’odio. Una semplice e umana risposta a quanti hanno superato il segno. E’ certamente un invito rivolto innanzi tutto ai nostri lettori, ma è anche un segnale politico diretto a tutti: cittadini, movimenti e istituzioni. E’ un segnale trasversale che nella sua semplicità, se lo si legge bene, tende a superare la normale dialettica ed i contrasti parlamentari. A volerlo cogliere nel suo senso più ampio, potrebbe essere il vero inizio di una nuova fase di distensione tra forze politiche e sociali anche avverse, ma non nemiche. Qualcuno ha voluto leggere in parole come amore, odio una terminologia troppo semplice, quasi extrapolitica. Ma è proprio la semplicità, l’essenzialità delle cose, che viene incontro alle classi dirigenti nei momenti più difficili.

Basilica Aracoeli

È una Basilica minore con titolo cardinalizio detta anche Santuario di Maria “Salus Populi Romani” o Santuario del S. Bambino d’Aracoeli. Eretti sul luogo dell’antica “Arce Capitolina” è la Chiesa del Senato e del Popolo Romano e simboleggia il trionfo del cristianesimo sul mondo pagano. La denominazione più antica è quella di S. Maria in Capitolio. La Basilica risale al IV-V secolo, sorta, secondo la leggenda, dove la Sibilla predisse ad Augusto la venuta del Redentore. Il nome di Aracoeli appare soltanto dal secolo XII in poi e, secondo l’opinione più comune, deriverebbe dal fatto che la Chiesa sarebbe stata costruita presso l’altare dedicato dall’Imperatore Augusto al Figlio del Dio del cielo.

Nel breve tratto d’unione fra la Chiesa e la sagrestia, si apre a sinistra la Cappella del S. Bambino. Nel 1250 fu affidata ai Frati Minori Francescani.

Abbazia di Montecassino

L’Abbazia si trova su un colle (516 m) che domina la pianura sottostante, ed è stata fondata nel 529 da S. Benedetto. Ritiratosi qui, proveniente da Subiaco, il Santo ha costruito sul tempio pagano di Apollo la Chiesa di S. Martino, e un oratorio dedicato a S. Giovanni Battista che è diventato il primo nucleo della Basilica. In questo luogo ha scritto la sua Regola e ha diffuso il monachesimo in tutta Europa, e qui è morto il 21 marzo 547. L’Abbazia fu distrutta quattro volte: nel 580 dai longobardi, nell’883 dai saraceni, nel 1349 da un violento terremoto e nel 1944 da un terribile bombardamento da parte degli Alleati che combattevano la seconda guerra mondiale. Nell’ VIII secolo fu costruita la Basilica a tre navate, la Chiesa di S. Salvatore e il Monastero. Nel 1504 l‘Abbazia fu unita alla Congregazione di 5. Giustina di Padova, chiamata poi Cassinese. Nel ‘600 la Chiesa fu rifatta secondo la ricostruzione attuale e nel secolo successivo fu ornata con ricca decorazione marmorea. Nel dopoguerra fu ricostruita nelle linee originarie.

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Effetti dell’inondazione del 1557che cambiò il corso del Tevere.

Che sorte buffa deve essere quella di aver sfidato i secoli, aver ospitato famiglie in fuga, vescovi, papi e capitani di ventura e rimanersene adesso in disparte, sul ciglio di una città turistica che, almeno a Ostia antica, sembra non aver altro da offrire se non chilometri di scavi.

Il castello di Giulio lI, invece, o meglio la Rocca di Ostia, se ne sta appartato, a guardia dell’ingresso al vecchio insediamento sulla via del Mare, in attesa che un turista più coraggioso degli altri provi a disertare l’archeologia per varcare il suo portone in via dei Romagnoli e si decida a passeggiare all’interno della sua corte fiorita.

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Il Santuario-Monastero della SS. Trinità è stato fondato dai Benedettini nell’ XI secolo, sulla Montagna Spaccata, apertasi, secondo la tradizione, al momento della morte di Cristo.
È stato frequentato da numerosi Santi tra cui S. Francesco, S. Bernardino da Siena, S. Filippo Neri. Il Monastero è stato restaurato nel 1957-58 dai Padri Missionari del P.I.M.E., cui appartiene tuttora, ed è sede del seminario teologico.
Vi sono custoditi diversi dipinti di Sebastiano Conca e di altri pittori minori del ‘600. A destra della Chiesa si apre uno stretto passaggio sulle cui pareti si trovano alcune formelle di maiolica che rappresentano la Via Crucis, di Raimondo Bruno (1849), al termine la Crocifissione. Si giunge quindi alla Cappella di S. Filippo Neri con un arco di marmo scolpito nel ‘500. A sinistra una scalinata (33 gradini) scende nella spaccatura centrale, con una Via Crucis incisa da S. Bernardìno.
Nella cappella del Crocifisso, di forma circolare, sull’altare grande Crocifissione lignea della metà del ‘400. Davanti al Santuario la Grotta del Turco.

dippiù?