Archivio per la categoria 'Chiesa Cattolica'

Riceviamo da Giuliano Bellei, nostro consulente per gli Enti Ecclesiastici, l’articolo apparso sull’ Informazione di Reggio Emilia del 16.2.2010 a firma don Franco Ranza, sui cattolici in politica, che volentieri pubblichiamo.
Papa Ratzinger così ha parlato in questi giorni: ‘La vita umana è un soggetto inalienabile di diritto … fin dal primo istante, la vita dell’uomo è caratterizzata dall’essere vita e per questo portatrice sempre, dovunque e nonostante tutto, di dignità propria’; ricalcando il pensiero di Paolo VI che scriveva nel 1968 nel documento lontano eppur vicino ‘Humanae vitae’: ‘Il problema della natalità, come ogni altro problema riguardante la vita umana, va considerato al di là delle prospettive parziali, siano di ordine biologico o psicologico, demografico o sociologico, nella luce di una visione integrale dell’uomo e della sua vocazione non solo naturale e terrena, ma anche soprannaturale ed eterna’.

Sarà stata la recente elezione al soglio pontificio o le laute cene papali, ma in una delle sue prime notti da papa, Innocenzo III si svegliò dopo un incubo e da allora non si diede pace. C’erano le reti dei pescatori e le acque del Tevere. Nelle reti erano rimasti impigliati i corpicini di neonati morti. Fu una visione terrificante, qualcosa che di certo lo distolse dalla sua missione più nobile: affermare su tutto e tutti la superiorità dell’autorità del papa in quanto successore di Cristo. Era il 1198 e già da dieci anni a Marsiglia la questione degli abbandoni dei neonati illegittimi era stata tamponata con l’inaugurazione della prima ruota degli esposti della storia.

VALLECORSA (FR)
Santuario Madonna della Sanità
Piazza S. Martino – 03020 VALLECORSA
(diocesi di Frosinorle-Veroli-Ferentino)
In auto: autostrada A2 Roma-Napoli, uscita a Frosinone (dal nord), uscita a Ceprano (dal sud).
In treno: linea Roma-Frosinone-Caserta, stazione di Ceccano, poi pullman per Vallecorsa.
Durante lo scisma d’Occidente, all’inizio del secolo XV, nella Chiesa Matrice di S. Martino in Vallecorsa, comparve, forse per caduta improvvisa dell’intonaco sulla parete sinistra della Chiesa, il prodigioso affresco della Vergine. La sua apparizione fu accompagnata da fatti così straordinari che il Vescovo diocesano di Fondi, Mons. Domenico Astalli, con una bolla del 17 novembre 1412 concedeva a tutti i pellegrini sante indulgenze. Per le grazie ricevute, il popolo chiamò l’immagine con il titolo di Madonna della Sanità.

S. Maria di Grottaferrata, non è solo Santuario mariano ma una badia greca, l’unico dei Monasteri orientali d’Italia presenti nel Medioevo ancora rimasto oggi. Vi si celebra la liturgia in rito greco ed è anche un importante centro ecumenico. E stata fondata nel 1024 da Bartolomeo Juniore, discepolo di S. Nilo da Rossano, venuto nel 1004 dalla Calabria, assieme a un gruppo di monaci, per fondare un Monastero. La Chiesa, con direzione da occidente a oriente, è affiancata sulla destra dall’antica cryptoferrata, cella sepolcrale pagana del I secolo a. C., costruita con grossi blocchi di peperino. La volta a crociera, che le dà la forma di una grotta, e le quattro finestre a doppia inferriata, le hanno attribuito il nome di Grottaferrata. Il Santuario è stato recentemente (1910) restaurato e riportato alle forme primitive.

Se i palafrenieri avessero conosciuto in anticipo l’esito della vicenda, è molto probabile che l’Arciconfraternita si sarebbe risparmiata quei 75 scudi che spese per commissionare il quadro a Caravaggio. E non perché il risultato non gli piacque, né perché il pittore, per il quale è stata coniata una leggenda assai sospetta riguardo alla sua natura, diciamo così, sanguigna, commise degli errori o semplicemente se ne fregò una volta intascato il bottino. Ma perché il risultato del suo lavoro e della commissione dell’Arciconfraternita assunse ben presto, a guardare le date, connotati di una bega micidiale fra il teologico e il “diplomatico” nel quale si ritrovarono coinvolti innanzitutto i palafrenieri, poi i cardinali incaricati di supervisionare i lavori della Fabbrica di San Pietro, il papa Borghese, Paolo v e, soltanto in penultima posizione, Michelangelo Merisi da Caravaggio, che in questa vicenda appare incolpevole e quanto mai ligio al suo dovere. L’ultimo nome da tirare in ballo, infine, è quello dell’allora cardinal-nipote, Scipione Borghese, cui andò il privilegio di essere il vincitore morale della disputa e accaparrarsi l’opera allontanata dal Vaticano per la cifra tonda di 100 scudi.

È una Basilica minore con titolo cardinalizio detta anche Santuario di Maria “Salus Populi Romani” o Santuario del S. Bambino d’Aracoeli. Eretti sul luogo dell’antica “Arce Capitolina” è la Chiesa del Senato e del Popolo Romano e simboleggia il trionfo del cristianesimo sul mondo pagano. La denominazione più antica è quella di S. Maria in Capitolio. La Basilica risale al IV-V secolo, sorta, secondo la leggenda, dove la Sibilla predisse ad Augusto la venuta del Redentore. Il nome di Aracoeli appare soltanto dal secolo XII in poi e, secondo l’opinione più comune, deriverebbe dal fatto che la Chiesa sarebbe stata costruita presso l’altare dedicato dall’Imperatore Augusto al Figlio del Dio del cielo.
Nel breve tratto d’unione fra la Chiesa e la sagrestia, si apre a sinistra la Cappella del S. Bambino. Nel 1250 fu affidata ai Frati Minori Francescani.
Abbazia di Montecassino

L’Abbazia si trova su un colle (516 m) che domina la pianura sottostante, ed è stata fondata nel 529 da S. Benedetto. Ritiratosi qui, proveniente da Subiaco, il Santo ha costruito sul tempio pagano di Apollo la Chiesa di S. Martino, e un oratorio dedicato a S. Giovanni Battista che è diventato il primo nucleo della Basilica. In questo luogo ha scritto la sua Regola e ha diffuso il monachesimo in tutta Europa, e qui è morto il 21 marzo 547. L’Abbazia fu distrutta quattro volte: nel 580 dai longobardi, nell’883 dai saraceni, nel 1349 da un violento terremoto e nel 1944 da un terribile bombardamento da parte degli Alleati che combattevano la seconda guerra mondiale. Nell’ VIII secolo fu costruita la Basilica a tre navate, la Chiesa di S. Salvatore e il Monastero. Nel 1504 l‘Abbazia fu unita alla Congregazione di 5. Giustina di Padova, chiamata poi Cassinese. Nel ‘600 la Chiesa fu rifatta secondo la ricostruzione attuale e nel secolo successivo fu ornata con ricca decorazione marmorea. Nel dopoguerra fu ricostruita nelle linee originarie.

Il Santuario-Monastero della SS. Trinità è stato fondato dai Benedettini nell’ XI secolo, sulla Montagna Spaccata, apertasi, secondo la tradizione, al momento della morte di Cristo.
È stato frequentato da numerosi Santi tra cui S. Francesco, S. Bernardino da Siena, S. Filippo Neri. Il Monastero è stato restaurato nel 1957-58 dai Padri Missionari del P.I.M.E., cui appartiene tuttora, ed è sede del seminario teologico.
Vi sono custoditi diversi dipinti di Sebastiano Conca e di altri pittori minori del ‘600. A destra della Chiesa si apre uno stretto passaggio sulle cui pareti si trovano alcune formelle di maiolica che rappresentano la Via Crucis, di Raimondo Bruno (1849), al termine la Crocifissione. Si giunge quindi alla Cappella di S. Filippo Neri con un arco di marmo scolpito nel ‘500. A sinistra una scalinata (33 gradini) scende nella spaccatura centrale, con una Via Crucis incisa da S. Bernardìno.
Nella cappella del Crocifisso, di forma circolare, sull’altare grande Crocifissione lignea della metà del ‘400. Davanti al Santuario la Grotta del Turco.

Non ci andava giù leggero il popolo di Roma. Quando poi c’era da fustigare i papi, papi che fino a meno d’un secolo prima avevano disertato la Città per la più conveniente Avignone, la “leggerezza” non veniva neanche contemplata. Eppure, al momento dell’elezione al soglio pontificio di un francescano ligure, Francesco Della Rovere, con il nome di Sisto IV, più di qualcuno aveva tirato un sospiro di sollievo e riposto le sue speranze in un uomo da molti considerato buono e morigerato.
DEGLI ORDINI RELIGIOSI

Riferendoci spesso agli ordini religiosi, ci è sorto il dubbio che, magari, sarebbe bene approfondire un po’ la differenza fra conventi e monasteri e quella tra suore, monache, monaci, frati e padri. Proviamo quindi a compilare un brevissimo vocabolario sull’argomento.
Abate e Abbadessa :
dal siriano «Abbas» (in copto «Aba »), che significa «padre». L’Abate è il superiore maggiore del monastero «sui iuris» dei Canonici regolari di sant’Agostino, dei Premostratensi, dei Benedettini, dei Cistercensi.
Abbazia:
residenza di religiosi con autonomia di gestione retta da un abate o da un’abbadessa. Si tratta di un termine usato soprattutto nell’Ordine Benedettino. L’abbazia ha caratteristiche costruttive costanti sue proprie, funzionali all’organizzazione della vita monastica, caratteristiche che hanno cominciato a formarsi e essere osservate con regolarità intorno all’anno 1000.



