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	<title>Associazione Turismo Religioso &#187; Barocco</title>
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		<title>Perché il Barocco a Roma finisce a Sant’Ignazio? L’ultima meraviglia dell’inganno</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 07:02:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Pacilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Barocco]]></category>
		<category><![CDATA[Sant Ignazio]]></category>

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Appena entri è tutto normale, cioè normale per Roma: una chiesa fastosa ti accoglie fra stucchi e ori, il rumore del traffico svanisce e il tempo si ferma. Gli occhi si poggiano senza sosta da una decorazione all’altra, valutano la bellezza dei marmi policromi, poi si perdono nelle proporzioni gigantesche lasciando spazio a quel senso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-541 aligncenter" title="sant-ignazio" src="http://www.associazioneturismoreligioso.org/blog/wp-content/uploads/2010/02/sant-ignazio.JPG" alt="sant-ignazio" width="249" height="300" /></p>
<p>Appena entri è tutto normale, cioè normale per Roma: una chiesa fastosa ti accoglie fra stucchi e ori, il rumore del traffico svanisce e il tempo si ferma. Gli occhi si poggiano senza sosta da una decorazione all’altra, valutano la bellezza dei marmi policromi, poi si perdono nelle proporzioni gigantesche lasciando spazio a quel senso di soggezione che, alla fine, ogni monumento romano riesce a incutere anche nel più freddo dei visitatori.</p>
<p>All’esterno, invece, piazza Sant’Ignazio è una specie di introduzione teatrale allo spettacolo della chiesa dedicata al santo di Loyola, fondatore dei gesuiti. Come una quinta, i palazzi si curvano e si piegano, giocano con le forme concave e convesse e con la luce. La piazzetta è uno di quei punti magici della città, un gioiellino che sarà lì ad attenderti all’uscita, per un’ultima foto, per un momento di pausa prima di riprendere il cammino.<span id="more-540"></span></p>
<p>La pausa, con ogni probabilità sarà più che necessaria perche ciò che accade in Sant’Ignazio appena poggiati gli occhi sulla volta e poi verso la posizione in cui dovrebbe trovarsi una cupola ha a che vedere molto con l’allucinazione e, senza timore di esagerare con una specie di esperienza lisergica frutto di un affresco e un dipinto su tela che definire tromp l’oeil sembra quasi un’offesa.</p>
<p>Che succede lassù ? Lo sguardo si incaglia su un cielo azzurro. Le figure ai lati dei soffitto si muovono e si contorcono poi io sguardo sprofonda verso ti centro, verso un buco nero che fa scivolare le pupille a caccia di luce E la luce compare a consolarle proprio in mezzo al tondo scuro che le ha catturate Sembra lo spiraglio creato da una lanterna e invece non è niente. Niente.</p>
<p>Perchè dalla volta alla cupola tutto il soffitto di Sant Ignazio e un falso un inganno e un illusione, anzi, forse, è un’allucinazione. La cupola, in particolare, è una semplicissima tela dipinta che illude e poi si svela come un gioco di prestigio che non ha misteri reconditi e solo frutto di una tecnica sopraffina.</p>
<p>Il problema è che dopo il licenziamento di vari architetti e dopo il cambiamento delle proporzioni iniziali dei progetto, la chiesa si trovò impossibilitata a ricevere la sua cupola di ordinanza, la pittura, allora, arrivò in qualità di supplente illusoria dell’architettura reale.</p>
<p>L’artefice di un inganno di tali dimensioni fu fratel Andrea Pozzo, un gesuita. Ci lavorò a partire dal 1685 a quasi sessant’anni dall’inizio delle opere murarie e si applicò con talmente tanto rigore da affidare ai posteri particolareggiati disegni per un futuro rifacimento del suo quadro, cosa che effettivamente avvenne nel 1823, quando fu necessario sostituire la tela, distrutta per consunzione.</p>
<p>Il piano diventa concavo, gli occhi si scatenano, il collo si flette all’indietro, sembrerebbe l’apice massimo della maraviglia barocca e invece è la sua fine. Sotto la volta di Palazzo Barberini dipinta da Pietro da Cortona dal 1633 al 1639 l’illusorietà e l’allucinazione ti costringono a camminare lungo la sala, a trovare tutti i punti di riferimento prospettici utili per ammirarla nel modo più consono e nel frattempo il corpo si muove e la mente lavora, si esercita, si perde nella non-univocità del mondo affrescato percependo, di conseguenza, anche quella propria del mondo reale.</p>
<p>È il risultato di una “meravigliosa” epoca di crisi ed è figlia di un periodo storico che, seppure in un momento di decadenza, ha segnato la rinascita di Roma.</p>
<p>A Sant’Ignazio, invece, superata l’impasse iniziale, ci si accorge che l’opera “funziona” soltanto se vista da una posizione precisa (la seconda stella gialla sul pavimento dopo l’ingresso), pena il “vorticare” del bollino di luce illusoriamente al centro della tela. Insomma, se è vero quanto detto fino a ora, che cosa era successo alla realtà perchè ritornasse a essere a un’unica direzione? Roma stava andando incontro a un destino ineluttabile negato da decenni. La Chiesa era la grande sconfitta della politica e della storia e con sé trascinava la città intera. L’arte non poteva far altro che sancire questo dato di fatto.</p>
<p>I trucchi prospettici che in passato “illudevano” la Città Eterna e i SUOI padroni di poter ancora prosperare, in Sant’Ignazio sono il virtuosismo di un prestigiatore, l’inganno che “regge” soltanto se guardato da un determinato punto fisico della chiesa É uno spettacolo comunque sontuoso, non ci sono dubbi, ma alla fine, quando ti coglie la frenesia di verificare se anche con la pittura di Pozzo funziona come per Pietro da Cortona e ti metti a camminare lungo le navate, sembra di venire precipitati nel Mago di Oz, o meglio nel momento in cui il cane di Dorothy alza il telo e si scopre che il pericoloso mago altri non e che un vecchino rubizzo.</p>
<p>Non è stizzendosi, però, che ci si gode un monumento così paradigmatico per capire la fine di un’epoca artistica. A Sant’Ignazio bisogna stare al gioco e farsi “fregare”. Ed è una piacevole presa in giro quella che fratel Pozzo ha preparato sulla volta e sulla falsa cupola della “sua” chiesa La piazzetta quinta che l’abbraccia all’esterno sembra l’ultimo sberleffo per chi esce Tutta Roma, all’improvviso, si contrae in un’ultima voluta, in un ulteriore scherzetto ottico.</p>
<p>I palazzi si piegano gentili quasi a racchiudere lo spazio vuoto, due strade si aprono ai lati, come le uscite per gli attori dietro a un palcoscenico. I visitatori che lasciano la chiesa, invece, sembrano il pubblico di uno show di illusionismo alla Houdini. Anche se il più grande mago di tutti i tempi qui è soltanto il Barocco capitolino, al termine della sua ultima, spettacolare uscita di scena.</p>
<p><strong>TRATTO da :<br />
101 Perché sulla Storia di Roma che non puoi non sapere. – I. Beltramme – Newton Compton, Roma &#8211; 2008</strong></p>
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