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Archivio per la tag 'Benedettini'

mspaccata gaeta

Il Santuario-Monastero della SS. Trinità è stato fondato dai Benedettini nell’ XI secolo, sulla Montagna Spaccata, apertasi, secondo la tradizione, al momento della morte di Cristo.
È stato frequentato da numerosi Santi tra cui S. Francesco, S. Bernardino da Siena, S. Filippo Neri. Il Monastero è stato restaurato nel 1957-58 dai Padri Missionari del P.I.M.E., cui appartiene tuttora, ed è sede del seminario teologico.
Vi sono custoditi diversi dipinti di Sebastiano Conca e di altri pittori minori del ‘600. A destra della Chiesa si apre uno stretto passaggio sulle cui pareti si trovano alcune formelle di maiolica che rappresentano la Via Crucis, di Raimondo Bruno (1849), al termine la Crocifissione. Si giunge quindi alla Cappella di S. Filippo Neri con un arco di marmo scolpito nel ‘500. A sinistra una scalinata (33 gradini) scende nella spaccatura centrale, con una Via Crucis incisa da S. Bernardìno.
Nella cappella del Crocifisso, di forma circolare, sull’altare grande Crocifissione lignea della metà del ‘400. Davanti al Santuario la Grotta del Turco.

santuario farfa

La fondazione originaria di Farfa, Santuario e Monastero dei Benedettini, risale al V secolo, a opera di S. Lorenzo Siro, vescovo della Sabina, come cenobio. Devastata dai longobardi nel secolo VI, verso la fine del VII secolo fu ricostruita da parte di S. Tommaso da Maurienne (Savoia), come Santuario mariano. Poco dopo divenne abbazia imperiale. Dopo aver subito le vicende politiche dei vari secoli, nel 1919 tu ricostituita dalla Congregazione cassinese che mandò alcuni monaci dell’abbazia di S. Paolo Fuori le Mura di Roma. La Chiesa di S. Maria di Farfa fa parte del complesso monastico.

Il Santuario, ricostruito nel 1492 dal Cardinale Orsini, ha una facciata tripartita, con portale gotico, e sulla lunetta un affresco di scuola umbra della fine del ‘400, che rappresenta la Madonna con il Bambino e Santi. L’interno è a tre navate, sostenute da colonne romane di granito e cipollino; soffitto ligneo in oro e azzurro a cassettoni della fine del ‘400.

I monaci Benedettini non rimasero chiusi nei loro monasteri, ma si dedicarono attivamente alla diffusione del messaggio cristiano e, anche con il sostegno di papa Gregorio Magno (590-604), si diffusero prima in Italia e poi al di là delle Alpi. Di particolare importanza fu l’opera di evangelizzazione svolta nelle aree britanniche e germaniche nel VII e VIII secolo, grazie all’ospitalità dei monasteri colombaniani fondati da San Colombano specie quello di Bobbio che li ospitò a partire dal 643, dopo la distruzione di Montecassino e la persecuzione da parte dei Longobardi.

Molto conosciuto è il ruolo che svolsero in campo culturale: per quanto la regola benedettina non imponga direttamente e in modo coercitivo ore dedicate allo studio, ne accenna l’importanza. Da qui iniziò il processo di produzione di manoscritti, che sarebbe diventato in qualche modo precipuo durante il corso del medioevo. Alla produzione di codici di argomento religioso affiancarono il paziente lavoro di copiatura di testi antichi, anche scientifici e letterari. Tra l’altro il loro elevato livello culturale e la loro capillare diffusione sul territorio indusse Carlo Magno ad affidare proprio ai benedettini il compito di organizzare un sistema regolare di istruzione.

Le comunità monastiche sempre ed ovunque hanno accordato una generosa ospitalità a tutti con spirito di servizio. Per questa ragione i monasteri costruiti lungo vie molto trafficate erano particolarmente attrezzati allo scopo e molto apprezzati. Spesso accoglievano anche ospiti di riguardo come re, principi e vescovi in viaggio insieme alle loro corti ed accompagnatori. Le infermerie erano collegate a queste ali del monastero per curare anche gli ospiti che ne avessero bisogno.

Gli edifici adibiti all’ospitalità erano spesso suddivisi in aree distinte in funzione del censo di chi dovevano accogliere: ospiti importanti, altri monaci o pellegrini e poveri viaggiatori. Erano, inoltre, posizionati dove meno interferivano con la privacy del monastero ed avevano anche una cappella perché gli estranei non erano ammessi nella chiesa utilizzata da monaci e monache. L’infermeria era un edificio separato dedicato ad ospitare i monaci malati o deboli che erano affidati ad un monaco-medico. Era dotata di un orto per la coltivazioni delle erbe medicinali, il giardino dei semplici.

Il Capitolo, è il locale deputato alle riunioni della comunità monastica dove:

  • Il postulante si presenta a chiedere l’ammissione al monastero
  • l’abate impone il nome nuovo al postulante che così diventa novizio e, in segno di umiltà ed affetto, gli lava i piedi, seguito in ciò da tutti i fratelli;
  • Il novizio emette i voti divenendo monaco
  • l’abate convoca i suoi monaci per consultarli su questione importanti per la comunità .
  • funge anche da camera ardente per la veglia dei monaci deceduti.

Sebbene San Benedetto non abbia mai nominato esplicitamente il capitolo, non di meno egli aveva ordinato nella Regola dei momenti di riunione così, intorno al IX secolo, si cominciò ad adibire un apposito locale allo scopo scegliendolo sempre accanto al chiostro.

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