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Archivio per la tag 'Chiesa'

Con una fondata corrispondenza biunivoca può dirsi che la storia dei giubilei è per molta parte la stessa storia di Roma, non solo per la centralità universale che viene periodicamente riconfermata ed esaltata nel concorso omnium gentium, ma anche perché, in concomitanza con le ricorrenze giubilari Roma acquisisce crescenti potenzialità spirituali, politiche, economiche ed ampliamenti urbanistici e strutturali determinati sia dalle esigenze di una splendida immagine della città, sia dalle concrete necessità di accoglienza dei pellegrini.

Il fondamento storico del giubileo risiede nella tradizione ebraica della periodica remissione dei debiti (annunciata dal suono del corno di montone, da cui lo stesso termine “giubileo” deriva), elevata nel Vangelo di Matteo, come recita la preghiera del “Pater”, e più ancora esplicitamente in quello di Luca, a implicazioni soprannaturali attraverso quella connessione che il termine evangelico greco “kairòs”, inteso come momento di una occasione propizia extratemporale che si inserisce nella evoluzione cronica, esprime quasi misteriosamente.

San Benedetto

San Benedetto

San Benedetto nella Regola menziona gli ambienti ed i ruoli chiave dell’organizzazione monastica con grande esattezza: l’oratorio, il dormitorio, il refettorio, la cucina, i magazzini, l’infermeria, il noviziato, gli ambienti per gli ospiti e indirettamente, il capitolo, l’abate, il priore, il cellario, l’infermiere ecc.

L’ampiezza delle comunità monastiche variavano enormemente in funzione della ricchezza e del prestigio: alcune erano piccolissime, altre (poche) potevano accogliere anche 900 monaci. In media però ne riunivano da 10 a 50 perché l’Abate doveva conoscere e seguire i suoi monaci e guidarli come un padre spirituale.
Solitamente costruito vicino ad un corso d’acqua, l’intero complesso monastico era orientato in modo che l’acqua poteva essere convogliata verso le fontane e la cucina prima di raggiungere la lavanderia ed i bagni.
Le origini della struttura del tipico monastero rimangono oscure. Probabilmente i monaci si rifecero in parte alle ville romane, edifici a loro familiari e costruite su uno schema unico in tutto l’Impero. D’altra parte i monaci, quando potevano, stabilivano le loro comunità in edifici preesistenti, spesso proprio delle ville di origine romana che poi adattavano alle loro esigenze. A volte occupavano anche edifici precedentemente dedicati a culti pagani.

Canti Liturgici

Canti Liturgici

La fede del cristiano ha la sua base ideologica nel Verbo di Dio, presente nei Libri Sacri e nei Dieci Comandamenti, e la sua base dogmatica nelle dottrine nate in seno ai concili della Chiesa; ma il fuoco che alimenta questa fede è dato dalla fiducia, dall’amore verso il divino invisibile. Probabilmente per questo l’arte invisibile per eccellenza, la musica, ebbe un ruolo così importante nella diffusione del Verbo divino e del culto del Salvatore nel mondo antico ed ebbe questo ruolo nella forma del canto monodico (fino al XV secolo circa), genericamente ed erroneamente conosciuto come canto gregoriano, vedremo in seguito cosa si cela dietro questa denominazione.

I primi cristiani, partiti per diffondere l’Evangelion, avevano tra le proprie tradizioni liturgiche la “recitazione intonata” delle lezioni, la declamazione melodica dei salmi, il canto degli inni, che si tenevano nella Sinagoga di Israele. Con l’arrivo in Grecia e poi a Roma, tale usanza subì delle modifiche, andò incontro a sincretismi con elementi locali, utilizzando il greco e, nel IV secolo circa, il latino, lingua ufficiale di una Chiesa oramai istituzione sempre più affermata (ricordiamo che l’editto di Teodosio del 380 proclamava il Cristianesimo come religione ufficiale dell’impero).

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