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Archivio per la tag 'Crisi'

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E’ evidente e drammatico come questa crisi abbia percosso violentemente, dalle fondamenta, non solo il tessuto economico e industriale, ma anche la tenuta sociale del nostro Paese. Ma la dura recessione ha, anche, portato allo scoperto l’attaccamento degli imprenditori — quelli piccoli soprattutto — alla propria azienda. Svelando quella solidarietà che lega in maniera inscindibile l’imprenditore e i suoi dipendenti.

Il miracolo economico che questa Italia ha prodotto sarebbe evaporato di fronte alle prime difficoltà. Alla condizione di inadeguatezza nei confronti della crisi, dobbiamo guardare nella consapevolezza che questa situazione va affrontata riportando al centro di tutto un nuovo sistema di regole, a supporto di un nuovo modo di intendere l’impresa.

«L’inizio del 2009 sarà molto, molto duro. Tutto dipende dal dollaro: se si rafforza, la stagione si salva, altrimenti noi operatori del settore la vediamo male».

E’ pessimista il presidente di Confturismo-Confcommercio Bernabò Bocca sull’andamento della stagione turistica 2009. La chiusura del 2008, del resto, non è stata confortante, con sette milioni di italiani in vacanza a dicembre, un milione di partenze in meno rispetto allo scorso anno stando ai dati raccolti dall’Isnart, Istituto nazionale delle ricerche turistiche.

Un pessimismo condiviso da tutti gli operatori, come rivela un’indagine realizzata da Ciset-Federturismo sulle aspettative del settore per il semestre novembre 2008 aprile 2009. Gli operatori italiani intervistati, infatti, prevedono un forte calo di visitatori stranieri, sia in termini di arrivi (-2,5%) che di presenze (-1,8%). Dati di poco inferiori alla contrazione attesa invece per quanto riguarda le presenze (-2%) e gli arrivi (-2,8%) del turismo domestico.

Non vi è dubbio che si tratta di una crisi di sistema dalla quale non si uscirà in tempi brevi. Dopo tre anni di grande crescita, il 2008 ed ancora il 2009 si presentano come anni difficili. Anni in cui, sono certo, registreremo ancora segni positivi ma certamente lontani da quelli del triennio passato.

Non credo infatti che la nostra crisi sia, se non in parte, anticiclica rispetto ai grandi movimenti dell’economia globale ma che di essi risenta nel bene e nel male.
Ma penso anche che, insieme con tutta la comunità, sia nostro compito posizionare le Relazioni Pubbliche come lo strumento migliore per ridurre il divario di fiducia che esiste e si allarga fra organizzazioni ed i loro rispettivi pubblici accrescendo la qualità dei loro sistemi di relazione.

Tagliare la comunicazione, magari sperando che nascondersi serva a risparmiarsi danni maggiori, peggiora la crisi, invece di attenuarla e di mettersi sulla strada per sconfiggerla. È una strategia masochista che porta a un’ulteriore contrazione dei consumi. Io non nego che la crisi ci sia e sono consapevole della sua profondità.

Però il loop fra crisi reale, drammatizzazione dell’annuncio, misure anticrisi e sfiducia è diventato un vortice velocissimo e le aziende non riescono a fermarlo. Voglio dire che occorrono iniezioni di fiducia e la capacità di distinguere fra congiuntura e crisi strutturale. Se i piani si confondono non se ne esce.

dippiù?