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Immagine felicità

Se è vero che il benessere non è solo misurabile per ciò che si possiede, è possibile, allora, legare la felicità al discorso economico?

Per rispondere brevemente possiamo dire che l’istituzione di mercato così come si è sviluppata ha da un lato accantonato questa preoccupazione che le apparteneva come patrimonio genetico, dall’altro ha tentato di rispondere a queste esigenze con mezzi illusori ed insoddisfacenti. Ecco perché ora si sente l’esigenza di studiare di nuovo la felicità nel percorso economico.

«L’inizio del 2009 sarà molto, molto duro. Tutto dipende dal dollaro: se si rafforza, la stagione si salva, altrimenti noi operatori del settore la vediamo male».

E’ pessimista il presidente di Confturismo-Confcommercio Bernabò Bocca sull’andamento della stagione turistica 2009. La chiusura del 2008, del resto, non è stata confortante, con sette milioni di italiani in vacanza a dicembre, un milione di partenze in meno rispetto allo scorso anno stando ai dati raccolti dall’Isnart, Istituto nazionale delle ricerche turistiche.

Un pessimismo condiviso da tutti gli operatori, come rivela un’indagine realizzata da Ciset-Federturismo sulle aspettative del settore per il semestre novembre 2008 aprile 2009. Gli operatori italiani intervistati, infatti, prevedono un forte calo di visitatori stranieri, sia in termini di arrivi (-2,5%) che di presenze (-1,8%). Dati di poco inferiori alla contrazione attesa invece per quanto riguarda le presenze (-2%) e gli arrivi (-2,8%) del turismo domestico.

È del tutto evidente che il benessere delle persone si dovrebbe misurare, oltre che sull’agiatezza della propria vita quotidiana, anche sul modo in cui questa vita viene spesa, soprattutto negli istanti del tempo libero e durante le attività formative.

Il tasso del nostro benessere non è dunque legato al solo consumo dei beni, come per altro è ampiamente dimostrato dal meccanismo dei cosiddetti “paradossi della felicità”. Possiamo dire molto brevemente in questa sede che essi sono generati proprio da un andamento opposto tra aumento del reddito e quello delle aspirazioni materiali, le quali crescono assieme allo stesso reddito determinando così una rapida scomparsa della soddisfazione ottenuta.

Un’idea, considerata un “disegno della mente“, assume oggi più che mai un valore altissimo. In un’economia dove si moltiplicano gli offerenti di uno stesso prodotto, un’idea creativa rappresenta uno dei più efficaci differenziatori per una crescita profittevole nel tempo, lungi dal garantire la mera sopravvivenza.

Un’idea è la forza portante di un’azienda. Senza nuove idee un’azienda resta lì dov’è, non va da nessuna parte, non progredisce e soprattutto rimane indietro rispetto a chi di buone idee ne ha tante e le sviluppa

Non vi è dubbio che si tratta di una crisi di sistema dalla quale non si uscirà in tempi brevi. Dopo tre anni di grande crescita, il 2008 ed ancora il 2009 si presentano come anni difficili. Anni in cui, sono certo, registreremo ancora segni positivi ma certamente lontani da quelli del triennio passato.

Non credo infatti che la nostra crisi sia, se non in parte, anticiclica rispetto ai grandi movimenti dell’economia globale ma che di essi risenta nel bene e nel male.
Ma penso anche che, insieme con tutta la comunità, sia nostro compito posizionare le Relazioni Pubbliche come lo strumento migliore per ridurre il divario di fiducia che esiste e si allarga fra organizzazioni ed i loro rispettivi pubblici accrescendo la qualità dei loro sistemi di relazione.

Tagliare la comunicazione, magari sperando che nascondersi serva a risparmiarsi danni maggiori, peggiora la crisi, invece di attenuarla e di mettersi sulla strada per sconfiggerla. È una strategia masochista che porta a un’ulteriore contrazione dei consumi. Io non nego che la crisi ci sia e sono consapevole della sua profondità.

Però il loop fra crisi reale, drammatizzazione dell’annuncio, misure anticrisi e sfiducia è diventato un vortice velocissimo e le aziende non riescono a fermarlo. Voglio dire che occorrono iniezioni di fiducia e la capacità di distinguere fra congiuntura e crisi strutturale. Se i piani si confondono non se ne esce.

dippiù?