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	<title>Associazione Turismo Religioso &#187; Reietti</title>
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		<title>Perché per tanti romani la “ruota” della fortuna cominciò subito a girare male? Reietti, proietti ed esposti il compromesso della carità.</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 09:17:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carmine Buonaguro</dc:creator>
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Sarà stata la recente elezione al soglio pontificio o le laute cene papali, ma in una delle sue prime notti da papa, Innocenzo III si svegliò dopo un incubo e da allora non si diede pace. C’erano le reti dei pescatori e le acque del Tevere. Nelle reti erano rimasti impigliati i corpicini di neonati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="size-medium wp-image-545  alignnone" title="ruota+degli+esposti" src="http://www.associazioneturismoreligioso.org/blog/wp-content/uploads/2010/02/ruota+degli+esposti-300x211.jpg" alt="ruota+degli+esposti" width="300" height="211" /></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: left;">Sarà stata la recente elezione al soglio pontificio o le laute cene papali, ma in una delle sue prime notti da papa, Innocenzo III si svegliò dopo un incubo e da allora non si diede pace. C’erano le reti dei pescatori e le acque del Tevere. Nelle reti erano rimasti impigliati i corpicini di neonati morti. Fu una visione terrificante, qualcosa che di certo lo distolse dalla sua missione più nobile: affermare su tutto e tutti la superiorità dell’autorità del papa in quanto successore di Cristo. Era il 1198 e già da dieci anni a Marsiglia la questione degli abbandoni dei neonati illegittimi era stata tamponata con l’inaugurazione della prima ruota degli esposti della storia.<span id="more-544"></span><br />
D’altro canto Costantino e Giustiniano avevano parlato chiaro. Il primo, nel 315, proibì l’<em>infanticidio</em> fino ad allora ampiamente praticato e del tutto legale insieme all’abbandono e la vendita dei neonati indesiderati che invece rimase tollerata; il secondo, invece, nel 500, equiparò anche l’abbandono all’infanticidio e quindi legiferò su entrambe stabilendo pene commisurate alla colpa e così via. Nei secoli, però, il problema dei bambini illegittimi (ma anche dei legittimi indesiderati) e degli orfani si era fatto scottante, così come il tema degli aborti che però era ancora un affare pertinente soltanto alle donne e al loro ambito. Ma fino all’incubo di Innocenzo III non s’era di certo risolto un granché, se non forse a Milano dove effettivamente s’inaugurò il primo orfanotrofio d’Italia, fondato nel 787.</p>
<p style="text-align: left;">Fu per colpa di quei corpicini sfortunati, quindi, se a Roma ancora oggi si incontra una strana porticina di legno nei pressi dell’antica entrata dell’ospedale Santo Spirito sul Tevere. La prima ruota degli esposti, infatti, fu approntata qui, nell’ospedale che all’epoca era già un punto di riferimento per il popolo romano quando si ammalava. La madre, o chi per lei, doveva soltanto  aprire la porticina scorrevole, far scivolare il bambino, girare la ruota e il piccolo sarebbe stato recapitato nelle braccia dell’ordine religioso che gestiva l’ospedale. Semplice, efficace, caritatevole. Il piccolo diventava un esposto o un proietto. Comunque un orfano. In molti casi il cognome che avrebbe portato gli avrebbe fatto da promemoria dei suoi inizi per tutta la vita e per tutta la vita delle generazioni da lui discendenti (Diotallevi, Esposti, Esposito, Proietti, eccetera).<br />
Onore (dei genitori, più spesso della madre), reputazione (più spesso del padre) e salute (sempre del neonato) erano salvaguardati grazie a un “vassoio” girevole, il primo movimento della carità, il palliativo ligneo di una piaga sociale che il popolo “porgeva” alla Chiesa chiedendole di occuparsene e che, nell’Ottocento, quando si cominciò a discutere la chiusura delle ruote che nel frattempo erano dilagate dal Santo Spirito a moltissimi conventi cittadini (ce n’è un’altra nel bel convento di Santa Lucia in Selci, alla Suburra) e in tutta Italia, aveva raggiunto cifre da capogiro. All’epoca, il dato nazionale di abbandoni toccava punte di trentamila, quarantamila neonati esposti all’anno.</p>
<p style="text-align: left;">Questa è la situazione descritta da Giuseppe Gioachino Beffi nel 1834, il sonetto si intitola La zitella, è la storia di una donna senza marito di cui non si crede la verginità. Le voci di rione sono più che sospetti e ci forniscono un’istantanea di come si gestivano le gravidanze indesiderate ai tempi del poeta: «Peccato che la luna in mezz’ar mare / quarche mmese nun esce, e vve cojjona; / e cche spesso, a Ssaspirito, er compare / curre a una rota, mette drento, e ssòna». Il giudizio è tranchant e anche questo è lo specchio della morale dell’epoca: «Der rimanente ve se vede in faccia / che vvoi sete zitella a bbocc’uperta / a un dipresso in zur gusto de Santaccia». Zitella a bbocc’uperta: alle “finte” vergini di Roma il popolo dava della zitella, parola da pronunciare — come avverte Belli — con la “a” finale maliziosamente aperta, mentre Santaccia era una nota prostituta della capitale cui il poeta dedicò più di un sonetto.</p>
<p style="text-align: left;">Insomma, le ruote degli esposti erano una specie di surrogato della <em>contraccezione</em> allora pressoché inesistente, nonché la garanzia che le apparenze potessero essere mantenute tali senza rinunciare al precetto cristiano della <em>carità</em>. Se “lette” nel romanesco di Belli le ruote potrebbero anche apparire “pittoresche” o parte del “colore” di una città il cui popolo era sovranamente povero ma in realtà erano segni di un dolore indicibile (nella maggior parte dei casi), figlie di rigide convenzioni sociali e di una comunità solidale, si, ma anche dispostissima ad allontanare chi non era stato capace di rispettarle quelle convenzioni. Molto spesso chi pagava il prezzo più alto era la madre, se non moriva di parto viveva nel rimorso di aver affidato un figlio alla pietà di un dio che non faceva altro che dettare regole. Davanti alla porticina di legno del Santo Spirito più di qualche romana si sarà consumata nei rimorsi al chiaro di luna. Poi avrà girato la ruota e suonato, scappando via protetta dalla notte.</p>
<p style="text-align: center;">TRATTO da :<br />
101 Perché sulla Storia di Roma che non puoi non sapere. – I. Beltramme – Newton Compton, Roma &#8211; 2008</p>
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